“Grazie al cielo sono un Social Media Manager”. Cosa fa (e cosa non fa) un professionista dei Social Network

31 gennaio 2018linocastrovilli
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“Mi chiamo Lino, ho 37 anni e sono un Social Media Manager”. Un’affermazione abbastanza chiara se pronunciata in una conversazione fra addetti ai lavori. Cosa accade quando la stessa frase fa capolino in una discussione lontana dagli ambienti professionali?

In una serata fra amici è assai probabile che all’uscita in questione – “sono un Social Media Manager” – seguano battute di questo tenore: “Ok, seriamente: che lavoro fai?”, o peggio, “Ah sì? E da quando cazzeggiare su Facebook sarebbe un lavoro?”.

Nel contesto familiare, il coming out lavorativo assume risvolti drammatici. La mamma piange perché pensa tu abbia una grave malattia. Il papà impreca contro il governo perché offre reali garanzie lavorative solo ai figli di. La discussione si conclude con il malcapitato costretto a rassicurare i propri genitori con un generico “Lavoro davanti al computer”. Come un normale ragioniere.

Ma nell’ipotetico girone dell’inferno dantesco del Social Media Manager c’è il suo più acerrimo nemico: il cliente. Con lui occorre spiegare ripetutamente in cosa consiste il proprio lavoro, motivare la richiesta di compenso e controbattere su vari ed eventuali false aspettative e luoghi comuni:

  • Crede che basti un post per ottenere 300 nuovi clienti.
  • Presume di poter dare dritte su un lavoro che conosce a stento.
  • Non ha la minima intenzione di investire un solo centesimo sulle campagne sponsorizzate.

Per rispondere con stile e personalità alla fatidica domanda “Di cosa ti occupi?” ho messo a punto questo piccolo identikit del Social Media Manager.

Il Social Media Manager sa recitare ma non è l’attore protagonista

Il Social Media Manager assomiglia molto ad un doppiatore cinematografico. Entrambi prestano voce e doti interpretative ad un altro soggetto: un attore, nel caso del doppiatore; un’azienda, un ente o qualunque altra cosa scelga di essere presente sul web nel caso del Social Media Manager.

Entrambi studiano quale tono di voce usare per risultare coerenti e credibili rispetto alle sembianze dell’attore e al contesto narrativo in cui si svolge la storia da interpretare.

Il binomio Ferruccio Amendola/Robert De Niro è uno dei legami più indissolubili per gli occhi – e le orecchie – del pubblico cinematografico italiano. Pochi forse conoscono il volto di Ferruccio Amendola, eppure è innegabile che Robert De Niro senza la sua voce sembra quasi un altro attore.

L’obiettivo del Social Media Manager è esattamente lo stesso: pur rimanendo all’ombra, rende inconfondibile la presenza online del proprio cliente.

Il Social Media Manager sa scrivere ma non è uno scrittore

La scrittura del Social Media Manager genera relazioni. È un invito al dialogo, prima che un esercizio di stile.

Una bella penna, un lessico ricercato e un bel bagaglio di figure retoriche passano in secondo piano se non riescono a far breccia nel pubblico auspicato. Quanto vale un profilo social che si compiace fra pochi intimi della ricchezza formale del proprio linguaggio? Zero, inutile, come uno specchio installato sulla parete di una stanza buia.

La scrittura social è ponte, non barriera. Semplifica la vita dell’utente, non lo imprigiona in decodifiche complesse nei pochi secondi di attenzione che è disposto a concedere.

Il Social Media Manager esalta il bello ma non è un’estetista

Il racconto digitale promette qualcosa di tangibile e concreto nel mondo reale. L’eventuale differenza fra ciò che viene mostrato online e quanto il pubblico trova offline è un potenziale boomerang letale per chiunque.

È come conoscere una persona in chat: online sembra solare e simpatica, magari anche bellissima. Dal vivo invece parla poco, non sorride mai e del bel viso della sua foto profilo non resta solo il taglio dei capelli. La delusione è inevitabile e con essa la voglia di rivedere questa persona.

Il Social Media Manager costruisce post dopo post un rapporto di attrazione e fiducia con il pubblico. Generare false aspettative con immagini artefatte o promesse irrealizzabili può avvantaggiare il suo lavoro solo in prima battuta. Ma se malauguratamente il trucco venisse scoperto, tutto gli tornerebbe indietro con pesanti interessi da onorare sul piano della reputazione online.

Il Social Media Manager sa essere leggero ma non è un pagliaccio

“La leggerezza non è superficialità, ma planare sulle cose dall’alto, non avere macigni sul cuore”. Una meravigliosa frase di Calvino tratta dalle sue Lezioni Americane – un saggio sulla scrittura ancora oggi attualissimo e assolutamente consigliato – spiega alla perfezione quale linea editoriale deve seguire un Social Media Manager.

Improntare la propria strategia sulla leggerezza è decisamente opportuno su canali – Facebook in primis – dove la gente scrolla, reagisce, commenta e condivide in nome del sano cazzeggio. Alla ricerca dell'”intrattieni”, come dicono a Bari.

Leggero non è sinonimo di superficiale. Spesso dal Social Media Manager ci si aspetta un approccio “alla Taffo o alla Ceres”, come se indossasse ogni giorno il naso rosso per strappare al pubblico una grassa risata. Essere “sul pezzo” e rivisitare il trend topic del giorno è certamente una buona strada per relazionarsi col pubblico, purché il trattamento dell’argomento sia coerente con i valori percepiti nel brand. Altrimenti il rischio è diventare fuori luogo.

Il Social Media Manager sa vendere ma non è un imbonitore

Fare comunicazione sul web è molto simile all’arte del corteggiare.

“Una notte e via o una relazione duratura?”. Nel primo caso si mostrano i muscoli, si gioca sugli istinti primordiali e poco importa se il partner tornerà o no una seconda notte. Nella seconda ipotesi invece l’impegno è maggiore, perché bisogna letteralmente coinvolgere l’altra persona in un caloroso abbraccio, coccolarlo, esserci. A patto di essere ricambiati, ovviamente.

Il Social Media Manager trasforma i follower in lover, ben consapevole che le persone davvero innamorate sono il principale vettore del brand e dei suoi contenuti. Un corteggiamento che non può avvenire a suon di offerte imperdibili, prezzi stracciati e mega sconti. A meno che l’obiettivo prefissato non sia solo “una notte e via”.

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