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Lavorare come copywriter: agenzia o freelance?

19 Maggio 2019linocastrovilli
Lavorare come copywriter: agenzia o freelance?

“O così, o Pomì”. Il mio inconscio desiderio di lavorare come copywriter è nato negli anni ’80, quando il claim di Emanuele Pirella imperversava su stampa e tv. Una rima, una filastrocca, meno pedante del “O ti mangi questa minestra o ti butti dalla finestra” con cui mio padre mi imponeva il suo aut aut sul numero di giri di giostra che mi erano concessi al Luna Park.

Lavorare come copywriter ha molto in comune con filastrocche e giostre. Delle prime ci innamoriamo del ritmo, della loro capacità di raccontare qualcosa con semplicità e della loro abilità nel farsi ricordare, ovvero di tutto quello che un copy dovrebbe fare con le parole. Con le giostre abbiamo un rapporto ambiguo: ci divertono e ci spaventano; facciamo i capricci per fare un giro anche quando sappiamo che ci faranno rivoltare lo stomaco; e dopo l’ennesima corsa, anche la nostra giostra preferita potrebbe annoiarci. Esattamente come accade nei vari luoghi in cui potresti lavorare come copywriter.

Il copywriting è il Luna Park delle parole: ogni esperienza lavorativa è una giostra che ti aspetta fra musica e luci stroboscopiche. Buon divertimento, a tuo rischio e pericolo.

Lavorare come copywriter in una piccola agenzia di comunicazione

"Serve un payoff per il nostro nuovo cliente". "Entro quando?". "Entro ieri". #copywriting #truestory Condividi il Tweet

Se sei alla ricerca di adrenalina pura e hai un pizzico di incoscienza, ti consiglio un bel giro sul tagadà delle piccole agenzie di comunicazione. La sfida è restare in equilibrio mentre tutto gira vorticoso, fra 1000 task da completare su Asana e scadenze molto spesso da rincorrere, più che pianificare.

Lavorare come copywriter in una piccola agenzia di comunicazione
Lavorare come copywriter in una piccola agenzia di comunicazione

La flessibilità – di competenze, orari e talvolta di retribuzione – è una dote fondamentale. La forza centrifuga e i tempi accelerati delle piccole agenzie di comunicazione portano spesso a rimescolare compiti e responsabilità: non di rado il copywriter è anche il Social Media Manager, cura le campagne ads su Google e Facebook, progetta l’architettura dell’informazione dei siti web e, nel tempo perso, sostituisce l’account nel rapporto col cliente. Si può andare fuori fuoco rispetto ai compiti del copywriter ma, in compenso, si sperimentano attività e competenze che possono tornare sempre utili.

L’equilibrio del copywriter in una piccola agenzia dipende sia dalla propria autostima e preparazione che dalla capacità di tutti – art director, account, grafici, stagisti e affini – di reggersi a vicenda, soprattutto nei momenti più complicati da gestire.

La fiducia reciproca è l’unico antidoto per non essere travolti da imprevisti cambi di velocità e non scivolare nei periodi in cui la creatività scarseggia. Con rapporti umani forti e stima mai messa in discussione il rischio non esiste. Se invece si scorgono differenze fra creativi di serie A e manovalanza di serie B, preparati al peggio: l’account che durante i brainstorming schifa le tue idee con smorfie di disprezzo o l’art director che boccia le proposte senza spiegarti dove migliorarle sono zavorre che ti immobilizzeranno sul fondo del tagadà. In quel caso puoi scegliere: o tenere duro e provare a rialzarti in piedi o semplicemente scendere.

Lavorare come copywriter in una grande agenzia di comunicazione

Lavorare come copywriter in una grande agenzia di comunicazione
Lavorare come copywriter in una grande agenzia di comunicazione

Le realtà più strutturate seguono contemporaneamente più progetti medio-grandi. Di conseguenza, le agenzie più grandi formano al loro interno diversi team di lavoro, intercambiabili e interconnessi. Possono esserci un copywriter senior e tanti copywriter junior per coprire le diverse necessità operative.

Nel delimitato perimetro – fisico e valoriale – dell’agenzia, tante teste diverse da mettere d’accordo. Due gli scenari possibili: o una sana competizione che si trasforma in collaborazione al rialzo verso obiettivi comuni oppure autoscontro continuo e improduttivo, in cui la tendenza a scontrarsi e ammaccare l’altro può provocare tensioni, malumori e scarso appagamento.

Imparare a definire i propri spazi – personali e professionali – senza barricarsi dietro pregiudizi e antipatie è sicuramente la dote umana più preziosa per vivere al meglio il rapporto con i colleghi.

Tutti sono utili e nessuno è indispensabile ma ognuno è unico. Individuare come copywriter l’elemento differenziale rispetto agli altri e renderlo il proprio punto di forza è un’ottima strategia per mantenere rapporti di lavoro sani e proficui. Ciò che può differenziarci, ad esempio, può essere una propensione sugli ambiti – es. moda o comunicazione istituzionale – sui formati – script video vs blog post – o sulle tecniche – SEO o campagne google ads.

Lavorare come copywriter in un’azienda

Lavorare come copywriter in un'azienda
Lavorare come copywriter in un’azienda

Altro giro di giostra. Questa volta saliamo sulla cabina di una monumentale ruota panoramica. Balla un po’ quando soffia il vento ma nel complesso la sua stabilità ci tranquillizza. In cima ci lasciamo un po’ sopraffare dalle vertigini ma subito dopo è tutto in discesa. Ti ci abitui insomma. Tanto che dopo qualche giro il panorama non ti strappa più neppure mezzo wow di stupore, l’ansia allenta la stretta allo stomaco. Noia.

La ripetitività della grande azienda è una minaccia per la creatività. Il rischio del comunicare sempre le stesse cose è chiudersi in un vicolo cieco, appiattire gli spunti, azzerare le connessioni ancora inesplorate. La curiosità e lo spirito innovativo di azienda e copywriter possono però ravvivare il percorso guidato della ruota panoramica tanto da renderlo meno scontato e prevedibile.

Leggi anche Libri sul copywriting: la mia personalissima biblioteca.

Lavorare come copywriter freelance

Lavorare come copywriter freelance
Lavorare come copywriter freelance

Sin dalla fila per salirci su, le montagne russe incutono sempre timore. Inanellare giri della morte dopo una ripidissima discesa contorce l’intestino sino a farti bestemmiare in lingue pressoché sconosciute. Ecco, la vita del freelance può essere riassunta così: libertà e sospensione.

Imparare a gestirsi è il miglior modo per affrontare il terrore del vuoto. Il tempo è l’investimento più prezioso: per promuoversi, lavorare sul proprio personal branding e costruire relazioni.

Soprattutto le relazioni giocano un ruolo fondamentale. Nulla più di una buona rete di contatti ti aiuterà a trovare i primi lavori come copywriter freelance: qualche cliente “finale”, colleghi copywriter fidati, freelance impegnati in altri settori – come grafici o webdesigner – e perché no, qualche agenzia con cui collaborare da esterno.

Prima di metterti sul mercato però, sappi che come copywriter freelance, il tuo primo cliente sei tu. Su di te devi sperimentare tutto quello che in un secondo momento vorrai proporre ai tuoi clienti: la strategia, la gestione di un blog, il piano editoriale sui social, le newsletter.

Devi essere consapevole che sulle montagne russe potresti non avere secondi a sufficienza per tirare il fiato. Il tuo lavoro non si esaurisce con la scrittura ma comprende il rapporto con clienti e collaboratori, la preparazione dei preventivi, la tenuta dei conti e, può accadere, la riscossione dei crediti. È il prezzo della libertà.

Utile? Divertente? Non tenertelo per te.

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